{"id":2246,"date":"2023-11-20T17:59:46","date_gmt":"2023-11-20T16:59:46","guid":{"rendered":"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/?p=2246"},"modified":"2023-12-29T17:19:21","modified_gmt":"2023-12-29T16:19:21","slug":"lavorazione-del-ferro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/en\/lavorazione-del-ferro\/","title":{"rendered":"Duemila anni di metallurgia nel Lecchese: legami di ferro"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per pi\u00f9 di duemila anni la lavorazione del ferro ha caratterizzato Lecco e i suoi abitanti. Una storia che parte dagli <strong>antichi siti minerari<\/strong> e <strong>siderurgici<\/strong> della Valsassina, passa dalle <strong>fiumicelle medievali<\/strong> e continua oggi con aziende tecnologicamente avanzate, che costituiscono eccellenze del Distretto Metalmeccanico lecchese.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-55e09b77bc721fc73d7dddca85f17e28\" style=\"color:#034991\"><strong>Il viaggio del minerale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La presenza di giacimenti di minerale ferroso in <strong>Valsassina<\/strong> e di torrenti da cui trarre l\u2019energia idraulica sono alla base della precoce vocazione metallurgica di Lecco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste miniere furono sfruttate fin dall\u2019Antichit\u00e0, come testimoniano anche i reperti scoperti nel sito minerario dei Piani d\u2019Erna (II sec. a.C.), ma essendo solamente le propaggini dei ben pi\u00f9 ricchi bacini dell\u2019area bergamasca e bresciana, erano di mediocre sfruttabilit\u00e0 e, intorno alla fine del Settecento, si esaurirono nonostante gli sforzi compiuti per individuare nuovi filoni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>ferro puro<\/strong> era ricavato attraverso la riduzione, cio\u00e8 la fusione del minerale a contatto con il carbone di legna. Anticamente, ci\u00f2 avveniva all\u2019interno dei <strong>bassifuochi<\/strong>, dei rudimentali altiforni in cui si raggiungevano al massimo i 1200\u00b0, che andavano per\u00f2 sempre spenti prima di poter rimuovere il metallo ridotto.<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\">\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full is-resized\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"425\" height=\"282\" src=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/miniere.jpg\" alt=\"Miniera lecchese - lavorazione ferro\" class=\"wp-image-2247\" style=\"width:347px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/miniere.jpg 425w, https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/miniere-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 425px) 100vw, 425px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante il Medioevo furono introdotti gli <strong>altiforni detti alla bergamasca<\/strong>: concepiti nelle valli bergamasche e bresciane. La maggiore temperatura raggiunta da questi impianti (1600\u00b0) permetteva la produzione di colate continue di ghisa che veniva poi decarburata per ottenere ferro dolce o acciaio. Questa tecnologia rimase in uso fino al termine del Settecento quando la maggior parte degli altiforni fu chiusa o sostituita da quelli alla norvegese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A met\u00e0 dell\u2019Ottocento subentrarono i <strong>forni a riverbero<\/strong> che portarono all\u2019indipendenza dal carbone di legna, sostituito dal carbon fossile (coke). L\u2019esaurirsi delle miniere orient\u00f2 gli imprenditori siderurgici verso una nuova attivit\u00e0: il riciclo dei rottami. Questa pratica, che permetteva grandi risparmi, divenne uno dei settori produttivi pi\u00f9 redditizi e diffusi sul territorio lecchese.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-d82533ea9f9fb310433387a1e4571f4c\" style=\"color:#034991\"><strong>Il Gerenzone, culla della metallurgia lecchese<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-986633136fa1a76d6ac75d44544811aa wp-block-paragraph\">Lungo la<a href=\"https:\/\/www.lombardiabeniculturali.it\/blog\/percorsi\/archeologie-industriali-como-e-lecco\/la-valle-del-gerenzone\/\"> <strong>vallata del Gerenzone<\/strong><\/a>, il principale dei tre torrenti che attraversano la citt\u00e0, sorsero centinaia di fucine e opifici per la lavorazione del metallo. L\u2019energia idraulica fornita dalle sue ripide acque e dagli altri corsi d\u2019acqua minori (Caldone e Bione), concorse allo sviluppo industriale ed economico di tutto il comprensorio lecchese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fin dal Medioevo, il Gerenzone fu sfruttato in modo razionale tramite una derivazione artificiale detta <strong>Fiumicella<\/strong>, che permetteva di raggiungere anche gli opifici situati a quote pi\u00f9 elevate rispetto al letto del torrente e, attraverso una serie di dighe e paratie, di mettere al riparo dalle variazioni stagionali del livello dell\u2019acqua le ruote idrauliche che azionavano i magli e gli altri macchinari.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"508\" height=\"337\" src=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Gerenzone.jpg\" alt=\"Gerenzone \" class=\"wp-image-2248\" style=\"width:382px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Gerenzone.jpg 508w, https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Gerenzone-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 508px) 100vw, 508px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p class=\"has-text-align-left wp-block-paragraph\">Anno dopo anno le attivit\u00e0 industriali, specializzate nella lavorazione del ferro, del rame e dell\u2019ottone, sorsero frenetiche lungo il corso del Gerenzone. Esse sopravvissero anche alla modernizzazione del comparto industriale e all\u2019introduzione dell\u2019energia elettrica che permise la <strong>delocalizzazione<\/strong> <strong>delle fabbriche<\/strong> verso il fondovalle e ai conflitti tra residenti e produttori dovuti al precoce inquinamento delle acque.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-fdc08703e347ba58924e4fe4e179cf6f\" style=\"color:#034991\"><strong>Dall\u2019artigianato alla proto-industria: le fucine<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La <strong>decarburazione della ghisa <\/strong>prodotta negli altiforni spesso avveniva all\u2019interno di <strong>fucine dette grosse<\/strong>. Gestite da artigiani e imprenditori altamente specializzati in esse, inoltre, si producevano dei semilavorati detti quadri. Solitamente affiancate alle fucine grosse, si trovava un altro tipo di fucina detta, con un\u2019accezione tipicamente lombarda, <strong>sotiladora<\/strong> in cui i quadri erano trasformati in semilavorati pi\u00f9 sottili tra cui la vergella. Questi semilavorati, simili a delle verghe, erano alla base delle produzioni di altri due tipi di fucine specializzate: la fucina chiodarola e la fucina trafilera o trafileria.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignright size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"778\" src=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/fucine-ferro-1024x778.jpg\" alt=\"fucine - lavorazione ferro\" class=\"wp-image-2258\" style=\"width:335px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/fucine-ferro-1024x778.jpg 1024w, https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/fucine-ferro-300x228.jpg 300w, https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/fucine-ferro-768x583.jpg 768w, https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/fucine-ferro.jpg 1473w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni fucina non mancavano gli elementi fondamentali come i <strong>focolari<\/strong>, utilizzati per riscaldare il metallo dei semilavorati per le successive lavorazioni; alimentati dai mantici, presto sostituiti dalle trombe idroeoliche; i <strong>magli<\/strong>, impiegati nella forgiatura dei semilavorati o di alcuni prodotti finiti e gli utensili vari, detti ferramenta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La giornata di lavoro era particolarmente gravosa. In media negli opifici si lavorava per <strong>dodici o quattordici ore<\/strong> <strong>giornaliere<\/strong>, per sei giorni la settimana. I rapporti tra operai e imprenditori, prima della nascita delle associazioni sindacali, erano regolati da accordi informali basati sul cottimo. Tuttavia le controversie tendevano a non radicalizzarsi, anche in virt\u00f9 dell\u2019alta qualit\u00e0 della manodopera locale, in un momento in cui la produzione non era ancora del tutto meccanizzata.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-85999644a6c7c3d21986d87c27500ec1\" style=\"color:#034991\"><strong>I legami di ferro: le trafile<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:33.33%\">\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"637\" height=\"476\" src=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Fonderia.jpg\" alt=\" fonderia \" class=\"wp-image-2259\" srcset=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Fonderia.jpg 637w, https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Fonderia-300x224.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 637px) 100vw, 637px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:66.66%\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La citt\u00e0 di <strong>Lecco <\/strong>trov\u00f2 nel filo di ferro la sua maggior specializzazione, arrivando a diventare uno dei maggior produttori sul territorio nazionale. Almeno dal XIV secolo, nelle fucine trafilere, le vergelle venivano riscaldate e battute con speciali strumenti per essere arrotondate. Dopodich\u00e9 erano fatte passare attraverso la <strong>trafila<\/strong>, una robusta e spessa lastra di acciaio dotata di fori di misura decrescente, per ottenere il filo di ferro. Questa operazione era svolta da un operaio chiamato<strong> \u201ctirabagia\u201d<\/strong> che, durante il Medioevo, seduto su di una sorta di altalena, tirava&nbsp; il filo con delle grosse pinze.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-0ecf1b4174b8c28f56b1c32166812a17\" style=\"color:#034991\"><strong>Dalle fucine alle grandi aziende: la rivoluzione industriale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella seconda met\u00e0 del XIX secolo il comparto metallurgico lecchese si trasform\u00f2 in un\u2019industria in senso moderno. Ci\u00f2 fu possibile grazie all\u2019opera pionieristica di <strong>Giuseppe Badoni<\/strong>, che introdusse nelle sue fabbriche importanti innovazioni tecniche e organizzative gi\u00e0 impiegate all\u2019estero, come il puddellaggio e l\u2019impiego di forni a riverbero.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"668\" height=\"282\" src=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Badoni.jpg\" alt=\"Le fabbriche Bodoni - lavorazione ferro\" class=\"wp-image-2260\" style=\"width:459px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Badoni.jpg 668w, https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Badoni-300x127.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 668px) 100vw, 668px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Badoni non furono i soli a sviluppare aziende all\u2019avanguardia: Giorgio Enrico Falck impiant\u00f2 il <strong>Laminatoio di Malavedo<\/strong> in associazione con le famiglie lecchesi Redaelli e Bolis. Alla fine dell\u2019Ottocento nacquero molte nuove officine, distribuite in tutta la citt\u00e0, e alcune grandi fabbriche come il Laminatoio dell\u2019Arlenico e la Ferriera del Caleotto, che fu la prima a dotarsi di due forni Martin-Siemens.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1905, intendo la maggior possibilit\u00e0 di sviluppo, Falck si trasfer\u00ec a Sesto San Giovanni, dove fond\u00f2 le celebri acciaierie. Nel Novecento la meccanica benefic\u00f2 anche delle commesse militari durante le due guerre mondiali e dopo il 1950, le aziende lecchesi raggiunsero l\u2019apice col grande boom economico. Lecco nel 1961 divenne il <strong>terzo polo industriale d\u2019Italia<\/strong> (con 25,8 addetti nell\u2019industria ogni 100 abitanti di cui almeno la met\u00e0 impiegati nell\u2019industria metallurgica e meccanica) dopo Varese e Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi le grandi industrie, entrate in crisi alla fine del secolo scorso, sono state sostituite da piccole e medie imprese, che si sono spostate in altri siti dell\u2019area urbana, lavorando nuove leghe metalliche con tecnologie altamente specializzate.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-15d2b0ffdbe269b48fd7c13bccda8dc2\" style=\"color:#034991\"><strong>I frutti della forgia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalle botteghe artigiane e dalle aziende meccaniche lecchesi uscivano svariatissimi prodotti. Da secoli i documenti menzionano chiodi e fil di ferro, ma anche attrezzi agricoli, fibbie, catene. La maggior parte di questi prodotti era venduta a Milano, il resto nei vari Stati in cui era divisa l\u2019Italia pre-unitaria. Importanti furono anche le <strong>commesse militari<\/strong>: l\u2019industria lecchese produsse nel secolo XVI canne d\u2019archibugio per l\u2019esercito spagnolo, forn\u00ec a Napoleone cerchioni e assali per carri, tondini, sciabole e, nel 1866, arm\u00f2 con i propri fucili i volontari garibaldini della terza guerra d\u2019indipendenza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"827\" height=\"499\" data-id=\"2261\" src=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Frutto-della-forgia.jpg\" alt=\"i frutti della forgia \" class=\"wp-image-2261\" srcset=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Frutto-della-forgia.jpg 827w, https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Frutto-della-forgia-300x181.jpg 300w, https:\/\/giuseppebonaiti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Frutto-della-forgia-768x463.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 827px) 100vw, 827px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel primo decennio del Novecento alle produzioni tradizionali si aggiunse quella delle macchine per i diversi settori industriali (meccanico, serico, alimentare, elettrico e chimico). Si realizzavano materiali per ferrovie, aerei, navi, automobili, moto e biciclette ma anche teleferiche, impianti telefonici o per linee elettriche, ponti e stazioni in ferro. Lecco arriv\u00f2 a realizzare importanti opere infrastrutturali e ad esportare in tutto il mondo ferramenta, rubinetteria, bottoni di metallo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lavorazione del ferro ha segnato la storia di Lecco, dalle antiche miniere e fonderie medievali alle moderne aziende tecnologiche.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2247,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[16],"class_list":["post-2246","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-non-categorizzato","tag-curiosita"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.9 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Duemila anni di metallurgia nel Lecchese: legami di ferro - Giuseppe &amp; F.lli Bonaiti<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La lavorazione del ferro ha segnato la storia di Lecco, dalle antiche miniere e fonderie medievali alle moderne aziende tecnologiche.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/giuseppebonaiti.it\/en\/lavorazione-del-ferro\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Duemila anni di metallurgia nel Lecchese: legami di ferro - Giuseppe &amp; 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